
Artrosi della Spalla
Il Dr. Giuseppe Checcucci è specializzato in
interventi chirurgici di protesi per il trattamento
dell’artrosi della spalla.

Cos’è l’Artrosi della Spalla?
L’ artrosi della spalla è una patologia degenerativa che colpisce l’articolazione della spalla, causando dolore, rigidità e limitazione dei movimenti. Con il passare del tempo, la cartilagine che protegge le estremità delle ossa si usura, provocando sfregamenti e infiammazioni.
Colpisce solitamente persone di età avanzata, ma anche individui più giovani che hanno subito traumi alla spalla, praticano sport che sollecitano eccessivamente l’articolazione o hanno predisposizione genetica.
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L’artrosi della spalla può compromettere in modo significativo la qualità della vita, limitando la capacità di svolgere gesti semplici come vestirsi o portare oggetti. Il dr. Giuseppe Checcucci è specializzato nella diagnosi e nel trattamento dell’artrosi della spalla, proponendo terapie conservative e, quando necessario, interventi chirurgici all’avanguardia per restituire ai pazienti la libertà di movimento

Cause, Sintomi e Trattamento dell’Artrosi della Spalla?
Quali sono le cause dell’artrosi di spalla?
L’artrosi di spalla può essere causata da diversi fattori. Le principali cause includono:
- Invecchiamento: Con l’avanzare dell’età, la cartilagine articolare tende a deteriorarsi, rendendo più probabile l’insorgenza di artrosi.
- Traumi: Fratture, lussazioni o lesioni pregresse possono alterare la conformazione dell’articolazione, predisponendo allo sviluppo dell’artrosi.
- Usura meccanica: L’uso ripetuto della spalla per attività lavorative o sportive, come sollevare pesi o movimenti ripetitivi, può portare a un logoramento precoce dell’articolazione.
- Artrite reumatoide: Patologie autoimmuni possono contribuire alla degenerazione articolare.
- Genetica: Una predisposizione familiare all’artrosi può aumentare il rischio di sviluppare la malattia.
Quali sono i sintomi più comuni?
I sintomi dell’artrosi di spalla si manifestano gradualmente e peggiorano con il tempo. I segnali principali includono:
- Dolore: Si avverte un dolore sordo e profondo, spesso localizzato nella parte anteriore o posteriore della spalla, che può irradiarsi lungo il braccio.
- Rigidità: L’articolazione diventa meno flessibile, limitando i movimenti del braccio, soprattutto nei gesti quotidiani.
- Scricchiolio articolare: Durante i movimenti si può percepire un suono simile a un “click” o uno “scricchiolio” a causa dello sfregamento tra le ossa.
- Debolezza: La forza del braccio può diminuire progressivamente, rendendo difficoltose attività come sollevare oggetti o vestirsi. • Perdita di funzionalità: Nei casi più gravi, la spalla perde la capacità di eseguire anche i movimenti più semplici.
Quando è necessario ricorrere alla protesi alla spalla?
La protesi di spalla è necessaria quando la cartilagine che ricopre le articolazioni diventa meno spessa e non è più in grado di svolgere la sua funzione di cuscinetto, quando i trattamenti riabilitativi e conservativi sono falliti e quando a causa di forti traumi la normale struttura ossea viene compromessa.
Quali sono le cause più frequenti per le quali ricorrere alla protesi?
Le cause più frequenti di usura delle articolazioni sono date da diverse forme di artrosi, prima fra tutte l’artrosi gleno-omerale in cui, a causa dell’età o di ripetuti traumi e lussazioni, la cartilagine tra glena e omero si assottiglia, deformando le superfici articolari e favorendo la formazione di osteofiti, ossia delle escrescenze ossee.
L’artrosi eccentrica invece è strettamente legata alla lesione della cuffia dei rotatori: l’omero tende a salire verso l’alto senza trovare più la giusta connessione con la glena.
Può essere causata da malattie reumatiche come l’artrite reumatoide e la psoriasi reumatoide; dalla necrosi sanguigna della testa omerale dovuta a fratture o all’uso continuo e ripetuto di cortisonici; dalle fratture dell’omero prossimale o dal fallimento di interventi precedenti.
Tipologie di protesi spalla
Esistono diversi i tipi di protesi corrispondenti alle diverse necessità dei pazienti: si utilizza la protesi totale per sostituire sia la testa omerale che la glena scapolare; quando solo una delle prossimità articolari richiede di essere sostituta si parla di endoprotesi.
Esiste poi la protesi anatomica che riproduce la naturale anatomia dell’articolazione: una sfera metallica è collegata alla testa dell’omero e un cono viene inserito nella tasca ossea della scapola. Questo tipo di protesi è quello più comune e viene utilizzato già a partire dagli anni 50. Esistono protesi più conservative chiamate di rivestimento e emicefaliche utilizzate quando non ci sono grandi usure o deformazioni.
La protesi inversa di spalla viene preferita nei casi di lesione irreparabile della cuffia. Introdotta nel 1985 dal medico francese Grammont e utilizzata esclusivamente nei pazienti più anziani, adesso viene impiegata anche nei pazienti più giovani in caso di lesione perenne della cuffia, fratture o fallimenti di protesi anatomiche.
In cosa consiste l’intervento di protesi alla spalla?
L’intervento prevede una piccola incisione nella regione anteriore della scapola, la porzione di omero prossimale rovinata viene rimossa e la cavità glenoidea viene preparata per accogliere le componenti della protesi. Viene eseguita in circa 90 minuti in anestesia locale e prevede 4/5 giorni di ricovero ospedaliero.
Quali sono i tempi e le modalità di recupero post-intervento?
L’indopo l’intervento il paziente deve utilizzare un tutore specifico e seguire un percorso di fisioterapia già dal giorno successivo all’operazione.
Una volta sottoposti all’intervento si deve tener presente che non devono essere eseguite attività troppo impattanti per la spalla: sono da evitare il sollevamento di pesi superiori a 5-10 kg o gli sport come il tennis e la mountain bike. Un’ eccessiva attività può causare l’usura precoce della protesi.
Grazie alla protesi di spalla il paziente può tornare a muovere l’articolazione con grande agilità eliminando il dolore e migliorando i movimenti. L’ampiezza dei gesti è però determinata dalla situazione di originaria. Solitamente il paziente è capace di toccarsi la testa, la mano e la natica. E’ possibile tornare a guidare dopo circa 4-6 settimane, si può riprendere a lavorare dopo 1 o 2 mesi in base al tipo di lavoro svolto.
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